La Biglietteria e il Padiglione del Venezuela
alla Biennale: Arte nell’Architettura

Leggi la voce dell’esperta: Orietta Lanzarini, del DIUM (Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale) – Università degli Studi di Udine

Scarpa ha collaborato con la Biennale per oltre 20 anni, permettendoci di comprendere in questo modo il suo contributo alla storia dei musei e allo studio dell’esposizione di oggetti d’arte. Ai Giardini della Biennale, Scarpa ha rivoluzionato il concetto di biglietteria come luogo di passaggio, reinterpretandone l’ingresso come un pezzo scultoreo unico. Creata nel 1951 e apparentemente sollevata da terra, la struttura è stata concepita per essere facilmente smontata ed in contrasto con l’imponente Padiglione del Venezuela, situato a pochi passi di distanza. La struttura si distingue dai padiglioni limitrofi ed è uno dei pochi edifici indipendenti realizzati da Scarpa, un luogo che, durante la visita, perde ogni senso di profondità e dimensione.

La voce dell’esperto: Orietta Lanzarini, del DIUM (Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale) – Università di Udine, ha fatto parte del team che ha ricercato gli oltre 20.000 disegni dell’Archivio Carlo Scarpa. È autrice di: Carlo Scarpa. L’architetto e le arti. Gli anni della Biennale di Venezia 1948-1972, Marsilio, Venezia 2003.

Cosa significa per te il lavoro di Scarpa?
La pratica di Scarpa si basa sulla relazione tra diversi campi di studio come l’architettura, l’arte, la letteratura e la poesia. Questa ricerca nello specifico è una delle più impegnative del XX secolo: analizzare la sua architettura – è stato – e rimane fino ad oggi, intellettualmente stimolante.

In che modo Scarpa si è ispirato alla pittura per la biglietteria?
La base a mandorla della biglietteria è ispirata a un dipinto dell’artista russo Wassily Kandinsky, nel quale le forme verdi si sovrappongono e convivono. Scarpa trasforma le forme dipinte di Kandinsky in veri e propri oggetti architettonici tridimensionali, come si vede dalla forma rotonda della cabina e dal tetto, che ricorda la forma di una foglia. Questo è un modo unico di lavorare con l’architettura.